L'Orto
Botanico
del Liceo Dante di Firenze

Ringraziamenti
Sono grata al preside del Liceo Ginnasio Dante, prof. Elio Bruno, per avere incoraggiato e sostenuto la preparazione di questo opuscolo in occasione del Centocinquantenario del Liceo.
Al cospicuo patrimonio culturale già esistente nella scuola si aggiunge il respiro della natura viva di un piccolo ma significativo Orto Botanico.
Un vivo ringraziamento esprimo al dottor Paolo Luzzi dell’Orto Botanico dell’Università di Firenze, per i suoi preziosi suggerimenti, unitamente alla collega e collaboratrice prof.ssa Ausonia Stefanini che non solo ha offerto la sua opera accorta e sapiente, ma ha anche saputo incoraggiare gli allievi, stimolandone il loro giovanile entusiasmo, a collaborare con noi.
A tutti gli studenti che hanno partecipato a questa iniziativa va la mia affettuosa ammirazione per il loro efficace contributo che ha fatto diventare realtà il “Progetto Orto Botanico”.
Maria Teresa Aristodemo Renzi
Prefazione
La realizzazione e il mantenimento di un orto botanico in un Liceo classico può apparire, ad un’osservazione superficiale, utile ed interessante, ma non necessariamente di primario interesse didattico.A chi volesse soddisfare la propria curiosità indagando nell’inventario dell’archivio del Dante, edito proprio in questi giorni, o nella fototeca dell’Istituto, verrebbe dato di osservare, attraverso fotografie e documenti ormai più che centenari, come questa peculiarità del primo Liceo fiorentino risalga quasi alla sua nascita, nel lontano 1853.
Può venir fatto di credere, per questo, che si tratti di un mero quanto lodevole attaccamento alle proprie tradizioni, ma ciò spiega soltanto una parte della realtà.
Il motivo fondamentale della cura per la botanica può ritrovarsi più sostanzialmente in un convincimento radicato nei docenti del Dante di ieri e di oggi che riconduce al concetto umanistico della globalità del sapere, della poliedricità della cultura, laddove la concezione più correntemente diffusa, forse, tende ad individuare nel “Classico” una vocazione eminentemente letteraria e linguistica antica.
Se ciò fosse, il Liceo Ginnasio Dante, che ha salutato nel 30 Settembre del 2003 il centocinquantenario della sua fondazione per decreto del Granduca Leopoldo II, sarebbe un Liceo Classico di peculiare fisionomia per la sua vocazione alla cura delle Scienze non meno che a quella delle Lettere. Ciò è testimoniato dalla dedizione posta da Carlo Marangoni nel fornire i gabinetti scientifici, già nell’Ottocento, di attrezzature ed apparecchiature di alto valore arricchendo via via le dotazioni fino a livelli di eccellenza qualitativa e quantitativa.
Ciò è testimoniato, ancora, dalle ricchissime collezioni zoologiche e mineralogiche, dai volumi rari di natura scientifica che arricchiscono la Biblioteca (oltre 17.500 volumi) al pari dei testi di altre discipline.
Del resto oggi, nel Dante, tale tradizione continua : è curata l’informatica al pari dell’archeologia, la lingua inglese al pari della musica classica nella coerenza di un punto di vista autenticamente orientato alla globalità del sapere quale presupposto della formazione di cittadini di buon livello culturale ed intellettuale.
Oggi, a centocinquant’anni dalla nascita del primo Liceo fiorentino di stato, grazie alla prof.ssa Maria Teresa Aristodemo Renzi, l’Orto Botanico del Dante è degno di figurare tra i pregi culturali cittadini se non per la quantità degli esemplari, certo per la qualità annoverando qualche rara specie giustamente invidiataci.
Elio Bruno
Preside del Liceo Dante
Educazione per la conservazione
Oggi il problema della conservazione della biodiversità animale e vegetale attraversa trasversalmente tutte quelle istituzioni che operano nel campo della protezione dell’ambiente naturale e il concetto che la varietà e non la quantità della vita sulla terra sia un presupposto fondamentale per la stabilità degli ecosistemi terrestri è divenuto un concetto universalmente accettato dalla comunità scientifica.
Adesso occorre che questa convinzione diventi un patrimonio per tutti perché aumenti finalmente la coscienza dell’importanza dell’ambiente in cui anche noi viviamo, di una “casa comune” a tutti gli esseri viventi e quindi dell’importanza di ogni forma di vita sulla terra, animale e vegetale.
Molto qui si può fare per le fasce d’età scolare che si dimostrano ricettive e sensibili e valide rimangono le collaborazioni con tutte le istituzioni (Università, Scuole di ogni ordine e grado, Associazioni ambientalistiche) che tendano a far assimilare in modo corretto possibile i temi della salvaguardia e del rispetto dell’ambiente.
Un piccolo Orto Botanico liceale senz’altro può servire a far conoscere l’importanza del concetto della biodiversità, della differenza che è un valore non solo naturale ma anche sociale e culturale in un mondo sempre più “globale” in cui è forte la tentazione non di integrare e valorizzare le differenze ma di “omologarle” in pensieri e strategie che portano all’appiattimento e, nel caso della natura, alla distruzione.
Paolo Luzzi
Orto Botanico dell’Università di Firenze (ex allievo del Liceo Dante)
Una parte d'infinito nel mondo vegetale
“Sempre caro mi fu quest’ermo colle e questa siepe…” tutti conosciamo “L’infinito” di Leopardi, lo studiamo a scuola e forse poi lo apprezziamo anche al di fuori. Le antologie ci indicano che “quest’ermo colle” non è altro che il monte Tabor, situato dietro la cittadina di Recanati; non so perché, ma non ci dicono mai niente su “questa siepe”: saranno stati cespugli di specie diverse tipici della macchia mediterranea o una siepe meno variegata, con fiori o un sempreverde? Non è importante conoscere ciò ai fini della poesia, ma per curiosità scientifica. Anche se questa curiosità specifica non può essere soddisfatta, ci sono altre che hanno già svelato le proprie caratteristiche e questo grazie al lavoro e alla passione di molti.
Sono passati diversi anni ormai dalla prima volta che ho zappato un’aiuola nel giardino che il liceo “Dante” ha la fortuna di avere. Credo che vi si piantassero dei bulbi di tulipani e narcisi… Questo è stato solo l’inizio del progetto “Orto Botanico” e sono lieta che con il corso del tempo stia crescendo e si stia arricchendo con nuove specie vegetali.
Non è solo importante studiare la vita vegetale e animale su bei libri illustrati e con spiegazioni molto tecniche ed esaurienti. Il toccare la terra con le mani, sentirne l’odore pungente, il piantare un piccolo seme e il vederlo crescere sono esperienze insostituibili.
Possiamo capire come sia una conquista aver appena interrato una nuova pianta, magari di una specie anche abbastanza rara, e mettervi il cartellino accanto con lo stesso gesto fatto da chi pianta una bandiera in cima ad un’alta vetta!
In una società urbanizzata come la nostra, dove i bimbi conoscono piante e animali solo attraverso alcuni programmi televisivi, avere a disposizione un po’ di terra con alberi, piante, erbe, può essere considerata solo una fortuna, non solo per lo studio diretto delle scienze naturali e della botanica, ma proprio come contatto diretto con la natura, purtroppo avvertita sempre più lontana da molte persone. Il conoscerla può portarci ad un rispetto più consapevole, può portarci ad amarla come se fosse una parte inscindibile del nostro modo di essere.
Senza dubbio noi dobbiamo la nostra vita ad altre forme di vita più semplice, che esistono ancora per ricordarci, in modi magari strani o sottili e semplici, che tutti insieme facciamo parte di un unico infinito: “Così tra questa/ immensità s’annega il pensier mio: /e il naufragar m’è dolce in questo mare.”
Silvia Stefanacci
(ex allieva del Liceo Dante, diplomata nell’anno 2000)
Progettare l’Orto
Botanico in un Liceo Classico:
suggestioni letterarie ed esperienze
scientifiche. Un’ipotesi di lavoro
Riprendendo una tradizione culturale propria del Liceo Dante, come risulta dai preziosi erbari di fine Ottocento conservati nel Gabinetto scientifico della scuola, è stato realizzato dall’anno scolastico 1998-99, da parte mia e della professoressa Ausonia Stefanini, il “Progetto Orto Botanico” il cui obiettivo è quello di dare all’insegnamento delle Scienze Naturali una valenza didattica operativa, trasformando il giardino del Liceo in un piccolo Orto Botanico.
Tale iniziativa rappresenta uno specifico progetto del Piano dell’Offerta Formativa della scuola ed è rivolta agli studenti delle classi del Ginnasio e del Liceo.
L’amore per la natura è uno dei sentimenti più profondi espressi dalla cultura classica; il legame tra l’uomo e l’ambiente naturale è stato vivo e operante nella coscienza degli antichi non meno che in quella dei moderni.
L’interesse per la natura così vivo nell’età classica greco-romana, recuperato e consolidato nel Rinascimento, arricchito dalle conoscenze scientifiche vaste e raffinate dei nostri tempi, ben si concilia con le nobili tradizioni del Liceo Ginnasio Dante che annovera fra i suoi docenti un autentico uomo di Scienza quale fu Carlo Marangoni.
Le sue intuizioni, sono oggi confermate in vari campi della Scienza e costituiscono un patrimonio prezioso per l’umanità. Carlo Marangoni rimase per quarant’anni, dal 1870 al 1910, al Dante dove il clima culturale raggiunse con lui il massimo splendore. La sua figura, protesa a trasmettere il messaggio della Scienza, costituisce, soprattutto per i giovani, l’esempio del contributo di una mente creativa e geniale alla Storia della Scienza.
In questo contesto le finalità che l’Orto Botanico si prefigge di raggiungere nella formazione degli studenti vengono ad essere strettamente legate alla precedente tradizione scientifica.
Già Omero, incantato dallo sbocciare dei fiori e dal maturare dei frutti immagina un giardino meraviglioso intorno alla reggia di Alcinoo in cui fioritura e maturazione coesistono sincronici in quell’eden felice. (OMERO, Odissea, Libro VII vv. 114-126 nella traduzione di Rosa Calzecchi Onesti)
Alti alberi là dentro, in
pieno rigoglio,
peri e granati e meli dai frutti lucenti,
e fichi dolci e floridi ulivi;
mai il loro frutto vien meno o finisce,
inverno o estate, per tutto l’anno: ma sempre
il soffio di Zefiro altri fa nascere altri matura.
Pera su pera appassisce, mela su mela,
e presso il grappolo il grappolo, e il fico sul fico.
Là anche una vigna feconda era piantata,
e una parte di questa in aprico terreno
matura al sole; d’un’ altra vendemmiano i grappoli
e altri ne pigiano; ma accanto ecco grappoli verdi,
che gettano il fiore, altri appena maturano.
Per Saffo la terra è tutta coronata di fiori variopinti e profumati. (SAFFO, Frammento 2, nella traduzione di Salvatore Quasimodo):
Qui fresca l’acqua mormora
tra i rami
dei meli: il luogo è all’ombra di roseti,
dallo stormire delle foglie nasce
profonda quiete.
Nel periodo ellenistico si avverte una nostalgia diffusa per il mondo incontaminato dei boschi e della campagna ubertosa. In Meleagro addirittura si arriva all’ ìdentificazione della natura con la poesia; palpita una vita misteriosa tra i fiori e i rami degli alberi che è la poesia stessa. (MELAGRO, La Ghirlanda, in Antologia Palatina,IV, 1 vv. 17-24 nella traduzione di Pontani)
Poi di Pànfilo rami di
platano storti recise,
e ad essi consertò noci di Pàncrate,
pioppo frondoso di Timne, verdissima menta di Nicia,
d’Eufemo euforbio che sul lido cresce;
poi Damageto, la bruna viola, col mirto soave
di Callimaco, ricco d’aspro miele,
e d’Euforione la licni, l’amomo diletto alle Muse
di colui ch’ebbe nome dai Dioscuri.
Nel Fedro di Platone serene conversazioni, pensieri filosofici vivi ed originali sbocciano sotto un verde platano lungo le correnti dell’Ilisso (Platone, Fedro 229 a).
Ma questi abbandoni lirici non sono i soli aspetti di cui si diletta l’anima greca; si scopre anche la necessità di una classificazione razionale che già precorre le Scienze: basta pensare ai libri di Aristotele sulle piante e ai due libri di botanica di Teofrasto.
I Romani ereditarono dai Greci il culto della natura, ma con grande originalità trattandosi di un popolo soprattutto di agricoltori: la terra, alma mater, nutre generazioni di lavoratori e guerrieri in Catone e Varrone; costituisce il riposo dello spirito, la riconquista della felicità perduta in Orazio e Tibullo.
Il sentimento della natura si esprime con un’esplosione lirica straordinaria nell’inno a Venere di Lucrezio; la legge dell’amore infusa nella vita universa fa sbocciare anche i fiori, si estende a tutti gli elementi con immagini che stupiscono e trascinano.
Il soffio potente della poesia di Lucrezio rivive in Virgilio, ma con una gamma diversa, con un sentimento fraterno che umanizza gli esseri della natura compartecipi delle gioie e degli stessi travagli umani.
Ma Virgilio non è solo grandissimo poeta; egli sente urgente la necessità di una sistemazione scientifica delle sue conoscenze naturali : scienza e poesia coesistono con sommo equilibrio in una visione lirica di rara bellezza (VIRGILIO, Georgiche, libro II vv. 9-21, nella traduzione di Carena).
“In primo luogo, per gli alberi vario è il modo di riprodurli. Alcuni senza la sollecitazione degli uomini, da sé, spontaneamente vengono a coprire i campi e le larghe anse dei fiumi: così il delicato silero e le flessibili ginestre, il pioppo e, biancheggianti di ceruleo fogliame, i salici. Una parte invece spunta da un seme interrato, come gli alti castagni e il sommo degli alberi che a Giove frondeggiano, l’eschio, ma anche, ritenute dai Grai profetiche, le querce. Rampolla ad altri dalla radice una fittissima propaggine, ad esempio ai ciliegi e agli olmi; anche l’alloro del Parnaso da piccolo si annida sotto la grande ombra materna. Tutti questi mezzi la natura dapprima fornì, e per essi ogni genere d’alberi e di arbusti fiorisce, e di piante sacre.”
Nel Medio Evo venne recuperata e rielaborata l’eredità della cultura classica, divenendo il patrimonio botanico oggetto di significazione allegorica nel campo letterario e artistico.
Tali premesse si svilupparono ulteriormente nel periodo del Rinascimento e si consolidò l’esigenza dell’osservazione diretta della natura. La raccolta di piante essiccate, e non più di illustrazioni, permise la realizzazione e la diffusione dei primi erbari fra cui quello molto noto di Ulisse Aldrovandi con 5000 esemplari.
Nascita degli Orti Botanici
Dalla Lectura simplicium del XII° e XIV° secolo si arrivò con l’evolversi delle conoscenze scientifiche all’ “Ostensio simplicium” cioè alla nascita dei primi Orti Botanici, nella prima metà del 1500, in cui si potevano osservare direttamente dal vivo le piante medicinali. Sotto questo aspetto il Giardino dei Semplici voluto da Cosimo I nel 1545 rappresentò uno dei primi tentativi di studio specifico della Botanica.
Nel Settecento Carlo Linneo attuò finalmente una classificazione sistematica su basi scientifiche degli organismi viventi non ignorando forse i timidi tentativi già escogitati nel mondo antico; infatti egli istituì la nomenclatura binomia in latino, di valore universale in biologia, che definisce, di ogni organismo vivente, il genere e la specie. (Systema Naturae, 1735). Dalle caratteristiche delle strutture floreali Carlo Linneo classificò circa 7000 di piante.
In Goethe studio e amore della natura si sposano con finissime intuizioni scientifiche. Fra i suoi “Scritti Scientifici” è da ricordare “Morfologia delle piante” in cui, come in altri testi, Goethe-botanico è rivolto alla comprensione del “bel giardino del mondo” con la molteplicità di forme e di colori e con le leggi che lo governano.
Nel suo viaggio in Italia del 1786 il sommo poeta tedesco, a contatto con la meravigliosa natura mediterranea, studiando proprio all’Orto Botanico di Padova un esemplare di palma, Chamaerops humilis, intuiva il processo evolutivo del mondo vegetale da lui mirabilmente rappresentato nell’opuscolo “Metamorfosi delle piante” del 1798, di cui vengono riportati alcuni versi della celebre elegia:
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Nel divenire osserva ora la pianta, |
Dormia la forza
semplice nel seme; |
Per Goethe, pianta o animale, pietra o colore, scienza o poesia, sono altrettanti modi di rivelarsi della natura una.
Gli esempi potrebbero continuare nella letteratura europea dell’Ottocento e del Novecento, ricca di testimonianze e di ricerche sul mondo vegetale di cui si sottolinea l’importanza perenne nella vita dell’uomo.
La pianta dell’Orto Botanico
L’Orto Botanico del Liceo Ginnasio Dante si estende su una superficie di circa 2000 mq (vedi pianta topografica all’inizio) ed è suddiviso in una parte generale comprendente la zona del prato dove si trovano alberi di alto fusto e in aiuole specifiche (vedi pianta del giardino a pag ). Quest’ultima è stata elaborata dagli studenti per illustrare la biodiversità delle varie zone dell’Orto Botanico senza nulla pretendere da un punto di vista topografico. L’ingresso principale dell’Orto è su via Ruffini n.5, ma vi si può accedere anche dall’ingresso principale della scuola sito in via Puccinotti n. 55. Dall’antico cancello in ferro battuto, procedendo a sinistra, si arriva, attraverso una scalinata, alle aiuole delle piante mediterranee e aromatiche. Entrambe, come tutte le altre aiuole, sono state ideate e costruite ex novo dagli studenti e le relative superfici sono state delimitate da pezzi di tufo in modo da creare due aree rettangolari. In queste aiuole, come del resto in tutto il giardino, ciascuna pianta è contrassegnata da un cartellino che riporta, oltre al nome scientifico, anche la famiglia di appartenenza.

Il Lavoro degli studenti
L’attività extracurriculare degli allievi delle classi liceali estesa di recente anche al ginnasio prevede una serie di impegni da svolgersi alla fine delle lezioni e coinvolge aspetti teorici e pratici.
La classificazione e la catalogazione delle specie vegetali rientrano nell’aspetto teorico di questa attività extracurricolare.
Come esempio del lavoro teorico svolto dagli studenti si riportano alcune schede da essi elaborate: Cycas revoluta tra le Gimnosperme (Scheda A) e Myrtus communis tra le Angiosperme (Scheda B).
L’attività pratica degli studenti è stata organizzata in gruppi e i relativi piani di lavoro sono stati articolati nelle seguenti sezioni: (A-Piante Mediterranee) (B-Piante Aromatiche) (C-Zona delle Felci) (D-Piante Succulenti) (E-Aiuola delle Bulbose) (F Aiuola dell’Olivo) (G-Aiuola del Glicine) (H-Zona del Prato – Vasca delle Ninfee).
Nel presente opuscolo vengono descritte alcune di queste sezioni (A, B, C, D, E) e viene indicato come esempio di attività pratica il lavoro svolto dagli studenti in una specifica aiuola, quella delle Felci.
Per l’ubicazione di questa aiuola è stata scelta la zona più ombrosa e fresca del giardino e l’aiuola stessa è stata costruita dagli studenti e delimitata da pezzi di tufo.
Il piano di lavoro è consistito nell’effettuare la pulizia e la manutenzione di tutta la zona zappettando adeguatamente, togliendo le foglie secche e vangando il terreno.
Nei mesi invernali è stata potata e sistemata adeguatamente la siepe di bosso delimitante il lato dell’aiuola che separa quest’ultima dalla restante parte del giardino, mentre dal lato simmetricamente opposto sono stati tesi fili metallici aderenti al muro, per sostenere una rosa rampicante. La collezione di felci già esistente si è recentemente arricchita di due esemplari: l’Osmunda e il Cirtomio; mentre per le felci murarie è stato consolidato il muretto perimetrale.
L’orto Botanico rappresenta inoltre una continuità educativa tra le scuole elementari e le medie. Agli allievi di questi due tipi di scuole sono destinati percorsi didattici nelle collezioni del Liceo su tematiche specifiche come ad esempio le piante bulbose, i meccanismi riproduttivi nel mondo vegetale, le piante della macchia mediterranea, le forme di adattamento alla siccità estiva e ai venti costieri.
Sono possibili anche visite guidate al giardino, lezioni sul campo, esercitazioni in Laboratorio e osservazioni al microscopio ottico di piante acquatiche nell’ambito delle monocotiledoni, guidate dagli stessi allievi del Liceo.
Interessante è anche la presentazione di fossili viventi come un esemplare di Cycas, situata nella zona del prato al centro del giardino, utile nell’esaminare l’aspetto evolutivo degli organismi viventi.
C’è inoltre in progetto l’attuazione del biorilevamento di eventuali inquinanti atmosferici in determinate specie vegetali e lo studio della morfologia e delle forme di adattamento all’ambiente di piante ampiamente diffuse nella nostra regione.
Le collezioni dell’Orto Botanico
L’Orto Botanico si è arricchito negli anni di numerosi esemplari e di piccole ma significative collezioni tematiche, grazie all’iniziale intervento del Settore Verde Pubblico del Comune di Firenze, ai finanziamenti della Provincia e alla collaborazione con il dottor Paolo Luzzi dell’Orto Botanico dell’Università di Firenze.
Le nuove collezioni, assieme alle specie arboree e arbustive già esistenti, costituiscono per gli allievi del Liceo, non solo una sorta di osservatorio-laboratorio del mondo vegetale atto a stimolare l’interesse scientifico di alcuni ma soprattutto un’occasione formativa per gli alunni e uno strumento per educare alla comprensione dell’ambiente e al rispetto per la natura.
Vengono ora illustrate le piante relative alle seguenti aiuole dell’Orto Botanico:
A - PIANTE MEDITERRANEE
Nell’aiuola costruita dagli studenti, che hanno lavorato con zelo e accuratezza per delimitarne il perimetro con pezzi di tufo e ricostruire l’ambiente della flora mediterranea, gli esemplari più significativi sono:
il mirto (Myrtus communis), il cisto (Cistus monspeliensis), il lentisco (Pistacia lentiscus), il teucrio (Teucrium fruticans), la fillirea (Phillyrea angustifolia), il corbezzolo (Arbutus unedo).
B - PIANTE AROMATICHE
Fra le piante aromatiche presenti in un’aiuola del giardino costruita anch’essa ex-novo dagli stessi studenti sono comprese quelle di comune impiego sia farmaceutico che erboristico. Si possono citare: il rabarbaro (Rheum officinale), la melissa (Melissa officinalis), l’issopo (Hyssopus officinalis), la maggiorana (Origanum majorana), l’origano (Origanum vulgare), la menta (Menta x piperita) la lavanda (Lavandula angustifolia), ecc.
C - ZONA DELLE FELCI
Una collezione di felci è ricavata nella parte più ombrosa del giardino da cui è separata da una siepe. Esemplari più rappresentativi sono: il polipodio (Polypodium vulgare), la cedracca o erba ruggine (Ceterach officinarum), l’osmunda. (Osmunda regalis), il cirtomio (Cyrtomium falcatum).
D - PIANTE SUCCULENTE

Nella collezione di piante “succulente” importanti per la didattica sulle forme di adattamento all’ambiente, le famiglie più rappresentate sono le Cactacee e in particolare il genere Opuntia, le Crassulacee con i generi Crassula e Sedum e le Agavacee. Per la maggior parte dell’anno le succulente vengono coltivate all’aperto; nei mesi invernali le piante vengono collocate dagli studenti in una piccola serra.
E - AIUOLA DELLE BULBOSE
In una striscia di terreno adiacente al muro, delimitata da grossi ciottoli al cui centro si presenta suggestiva una piccola grotta, adatta ai muschi e alle felci, gli studenti hanno creato la zona di tutte le piante bulbose che nei mesi primaverili rendono particolarmente attraente il giardino con la loro fioritura di diversi colori. Si trovano esemplari di Liliaceae (Tulipa formosa, Allium caeruleum, Allium roseum) e di Amaryllidaceae (Narcissus pseudonarcissus)

Scheda

Le Cicadaceae rappresentano una delle famiglie più antiche delle Gimnosperme comparse sulla Terra 250 milioni di anni fa verso la fine dell’Era Paleozoica. Si diffusero poi largamente nella successiva Era Mesozoica tanto da rappresentare i due quinti della flora terrestre di quella epoca. Sono perciò da considerarsi “fossili viventi”, simili per l’aspetto alle grandi felci arboree. Comprendono 9 generi e circa un centinaio di specie suddivise nelle due famiglie: Cicadaceae con il genere Cycas e Zamiaceae con i generi: Dioon, Zamia, Ceratozamia ecc. Il fusto è eretto non ramificato, corto e tuberoide con una corona di foglie pennato-composte, con lacinie coriacee e pungenti, in cima alla pianta, al di sotto della quale si evidenziano le base dei piccioli delle foglie degli anni precedenti.
Le foglie di Cycas sono circinate nella gemma e hanno una spessa cuticola. Sono piante dioiche con “fiori” maschili (microsporofilli) e “fiori” femminili (macrosporofilli), su piante diverse, inseriti a spirale su un asse comune in modo da formare strobili.
Caratteristica di questa pianta sono le radici “coralloidi” con piccoli tubercoli a causa della presenza di un’alga verde-azzurra Anabaena, simbiosi di notevole importanza per la capacità di questo microorganismo di fissare l’azoto atmosferico.
DIFFUSIONE: Nell’Era Mesozoica le Cicadee erano diffuse in tutto il mondo mentre le specie attuali sono presenti nelle regioni tropicali e subtropicali (in Asia si trova il genere Cycas, in Australia il genere Macrozamia e Bowenia, in Africa il genere Encephalartos e in America i generi Zamia e Dioon). Zamia floridana della Florida è l’unica cicadea presente negli Stati Uniti mentre Cycas revoluta del Giappone e Cycas circinalis delle Indie Orientali sono largamente diffuse nelle zone mediterranee.
USI: Le Cicadee sono coltivate nelle serre o anche all’aperto come piante ornamentali. Famosa la collezione delle Cicadee dell’Orto Botanico dell’Università di Firenze. Alcune specie forniscono dal tronco un alimento farinoso ricco di amido usato dalle popolazioni indigene detto “sagù” (es. Dioon edule). Anche i semi di Cycas sono ricchi di amido.
Scheda
Famiglia: Myrtaceae
Myrtus communis
L.
Mirto - Mortella

Arbusto o alberetto alto fino a tre metri, densamente ramificato, presenta inizialmente una corteccia rossastra che diviene poi nel tempo grigia e screpolata. Le foglie, persistenti, opposte e coriacee, sono ovali, di colore verde scuro brillante sulla pagina superiore, più chiare su quella inferiore. I fiori, che si inseriscono con un lungo peduncolo all’ascella delle foglie, sono bianchi ed intensamente profumati; hanno calice con cinque lobi acuti, corolla con cinque petali bianchi, numerosi stami e ovario infero triloculare. I frutti sono bacche che assumono a maturità un colore nero ceruleo a riflessi metallici.Il Myrtus communis appartiene alla famiglia delle Myrtaceae che comprende ottanta generi e circa trecento specie. Detto comunemente mirto o mortella è l’unica specie spontanea in Italia. Si tratta infatti di alberi o arbusti delle regioni tropicali, prevalentemente originari dell’Australia o dell’America tropicale.Tra i numerosi generi della Famiglia si ricorda, per l’ampia diffusione nelle zone centrali e meridionali d’Italia a partire dal 1870, il genere Eucalyptus originario della Tasmania.
Diffusione: l’origine del Mirto è probabilmente nord africana ma oggi è ampiamente diffuso allo stato spontaneo in tutta la regione mediterranea fino a 500 metri sul livello del mare. E’ un elemento caratteristico della macchia mediterranea costiera e preferisce le posizioni soleggiate e calde.
Usi : Il Mirto è una pianta di grande tradizione classica, dedicato dai Greci ad Afrodite. Da sempre caro ai poeti, è stato spesso anche usato nelle cerimonie religiose e bruciato in sostituzione dell'incenso. È dunque una pianta da bordure, siepi profumate, si può vantaggiosamente intercalare agli altri sempreverdi su cui si stacca per il fogliame più chiaro e soprattutto per gli eleganti fiori bianchi; può infine essere usata anche nel selvatico, come pianta isolata o a gruppi per formare macchie di gran pregio ornamentale. Dalle foglie si estrae un olio essenziale il mirtenolo utilizzato in medicina per le sue proprietà antisettiche, espettoranti, astringenti e diuretiche. Le foglie molto ricche di tannini, trovano impiego anche nella concia delle pelli che diventano perciò particolarmente morbide. E’usato anche in molti preparati di profumeria. Il legno compatto e odoroso viene utilizzato per lavori al tornio.
L’Orto Botanico del Liceo Dante:
un “κηπος” di età moderna
L’iniziale funzione decorativa e estetica - prevalente per quasi tutto il secolo scorso -del Giardino del Dante, si è arricchita negli anni più recenti di una dimensione didattico-scientifica che pone la premessa per farne un vero e proprio Orto Botanico.
Alle piante ornamentali di alto fusto si sono venute affiancando un centinaio tra arbusti ed esemplari di flora mediterranea ed esotica, piante medicinali, diversi genere di felci.
La peculiarità di questo giardino sta nell’essere il risultato non della ricerca di specialisti ma della cura dedicata dagli studenti i quali hanno imparato a coniugare conoscenza ed esperienza. Nomi di piante incontrate nelle pagine dei libri assumono nell’Orto Botanico del Dante un volto concreto fatto di linee, colori, profumi.
Vorremmo chiamare questo Orto Botanico “ κηπος “ in ricordo di Epicuro, un’oasi di serene e riposanti conversazioni sia per i nostri studenti che per altri eventuali visitatori.
Aliterà un po’ in questo giardino lo spirito degli antichi: soprattutto quello di Ippocrate, il padre della medicina, che teneva le sue lezioni sotto un verde platano.
Per generazioni di studenti l’Orto Botanico diventerà un simbolo e uno stimolo per il lavoro: testimonianza concreta di un’idea sempre presente dentro di noi, che la cultura classica e la cultura scientifica non sono in contrasto ma si integrano e si armonizzano fra di loro.